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Il filosofo di questo capitolo.
     
Arthur   Schopenhauer  (1788-1860).  Nacque  a  Danzica   e   mor   a
Francoforte.  Dopo  che, nel 1793, Danzica -  fino  ad  allora  citt
libera  -  fu  annessa alla Prussia, il padre, convinto repubblicano,
uomo  energico  e coltissimo, trasfer ad Amburgo la propria  attivit
commerciale e la famiglia. Fin da ragazzo Arthur dimostr un carattere
introverso  e  malinconico;  il  padre,  per  contrastare  questa  sua
tendenza,  pens  di  allontanarlo da casa, organizzandogli  viaggi  e
soggiorni  all'estero, finalizzati alla conoscenza del mondo  e  delle
lingue  da  utilizzare  poi nell'attivit commerciale  cui  lo  vedeva
destinato. All'et di dieci anni (dal 1797 al 1799) lo troviamo  a  Le
Havre;  tra il 1803 e il 1804 viaggi in Olanda, Svizzera,  Austria  e
soggiorn  a lungo in Francia e in Inghilterra. L'anno successivo  gli
mor il padre (probabilmente per suicidio); dopo essersi dedicato  per
breve  tempo alla continuazione dell'attivit commerciale paterna,  si
trasfer  a  Weimar,  dove la madre, la scrittrice Johanna  Trosiener,
apr  un  cenacolo  letterario che dette ad Arthur la  possibilit  di
conoscere  personaggi illustri come Wieland e Goethe.  Egli  per  non
apprezzava  l'ambiente  mondano  e il  tenore  di  vita  della  madre;
condusse vita solitaria intraprendendo lo studio dei classici e  delle
filosofie  orientali. Nel 1809 si iscrisse alla  facolt  di  medicina
dell'Universit  di  Gottinga; per seguiva le  lezioni  di  filosofia
dello  scettico  Schulze, che lo inizi allo studio di  Platone  e  di
Kant.  Nel  1811 si trasfer alla facolt di filosofia dell'Universit
di Berlino, dove frequent le lezioni di Fichte. L'iniziale entusiasmo
per il filosofo idealista si trasform per in crescente dissenso. Nel
1813  consegu  la  laurea  in filosofia a Jena  con  una  tesi  Sulla
quadruplice  radice  del  principio di ragion sufficiente,  pubblicata
nello  stesso  anno  a  Weimar.  Si trasfer  quindi  a  Dresda,  dove
soggiorn dal 1814 al 1818, lavorando alla stesura del trattato  Sulla
vista  e  sui  colori (pubblicato nel 1816) e del suo  capolavoro,  Il
mondo  come volont e rappresentazione (pubblicato nel 1819 e  accolto
con  grande  freddezza dalla critica). Dopo un viaggio in Italia,  nel
1820  ottenne a Berlino la libera docenza e tenne il suo primo  corso.
Si  impunt nel voler fissare le proprie lezioni nelle stesse  ore  di
quelle  di  Hegel,  allora  al vertice della  sua  fama,  con  l'unico
risultato di vederle deserte, e fu costretto a sospendere i corsi  per
mancanza  di  uditori.  Il suo disprezzo per la  filosofia  accademica
trov  espressione  nello  scritto Sulla  filosofia  delle  Universit
(pubblicato   nel   1851   all'interno  della   raccolta   Parerga   e
Paralipomena).  Lasciata Berlino, comp nuovi  e  numerosi  viaggi  in
Europa  fino  al  1825,  quando rientr nella capitale  prussiana  con
l'intenzione  di  riprendere  i suoi corsi  all'Universit.  Il  nuovo
tentativo, che ebbe anch'esso scarso successo, e l'epidemia di  colera
del  1831  (per  la  quale  mor Hegel) lo convinsero  ad  abbandonare
definitivamente Berlino e la carriera accademica. Nel 1833 lo troviamo
a  Francoforte, dove trascorse il resto della sua vita. Negli anni  di
Francoforte  scrisse il saggio Sulla Volont nella natura (1836),  cui
seguirono Sulla libert del volere umano (1839) e Sul fondamento della
morale (1840); questi ultimi due saggi furono ripubblicati nel 1841 in
un  unico  volume  dal titolo I due problemi fondamentali  dell'Etica.
Scarso  interesse suscitarono le riedizioni del Mondo come  volont  e
rappresentazione,  arricchito  di un  secondo  volume  di  supplementi
(1844) e della Quadruplice radice del principio di ragion sufficiente,
ma,  nel  1851, la pubblicazione della raccolta Parerga e Paralipomena
(scritti  occasionali e tralasciati) gli dette  la  fama  cui  aveva
sempre  aspirato, non solo in Germania, ma anche nel  resto  d'Europa.
L'ultimo  decennio  della  sua vita pass all'insegna  di  una  gloria
crescente,  che port alla formazione di un vero e proprio  stuolo  di
discepoli. La morte, avvenuta il 2 settembre del 1860, gli  imped  di
vedere  la seconda edizione dei Parerga, dopo il successo della  terza
edizione  del Mondo, uscita nel 1859. Sulla sua tomba volle  un  marmo
nero  con scritto solo il nome. Lasci erede universale l'Istituto  di
Berlino  pei  soldati prussiani, resi invalidi nelle repressioni  del
1848  e 1849 per mantenere e ristabilire l'ordine in Germania,  e  pei
discendenti dei soldati ammazzati in quei combattimenti.

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Vogliamo  anche  noi ricordare, attraverso le parole  di  una  lettera
dello  stesso  Schopenhauer all'amico F. Frauenstdt,  l'episodio  del
1848  che gli frutt la riprovazione di tanti democratici: Che  cosa,
caro  amico, abbiamo passato qui! Pensate un po': il 18 settembre  una
barricata sul ponte, e i bricconi fin presso alla mia casa, che mirano
e  sparano  sui  soldati nella strada; questi rispondono,  e  i  colpi
scuotono  la  casa:  a un tratto voci e strepiti  alla  mia  porta  di
strada;  io, pensando che sia la canaglia sovrana, raffermo  la  porta
con la stanga; ed ecco urti pericolosi contro di questa: e poi la voce
fine  della mia serva: - Sono soltanto alcuni austriaci! - Subito apro
a  questi cari amici: venti boemi puro sangue, dai calzoni azzurri  si
precipitano dentro, per tirare dalle mie finestre sui sovrani;  ma  si
accorgono presto che la cosa andrebbe meglio dalla casa prossima.  Dal
primo   piano  l'ufficiale  osserva  la  ciurmaglia  ch'  dietro   la
barricata;  io  mi  affretto a mandargli il  mio  grande  binocolo  da
teatro, quello col quale voi vedeste il pallone (citata da B.  Croce,
De Sanctis e Schopenhauer, in Saggio sullo Hegel, Laterza, Bari, 1967,
pagina 357).
